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La famiglia è… quel che è

Sintesi: Fare famiglia non vuol dire solo costruire un nido d’amore

Abstract: L’articolo ci ricorda che la famiglia è la scuola dell’alterità e dell’altruità

Papa Giovanni Paolo II, nel Discorso ai giovani della diocesi di Roma, il 18 marzo 1989, diceva: “La crisi della famiglia è la crisi della persona e delle persone. Sono le persone che pagano per questa crisi; sono le persone che la causano e che la pagano; le donne, i mariti, i bambini, la società”. In passato la famiglia era un sogno, oggi sembra essere diventata un incubo tanto che, solo per esempio, il neuropsichiatra infantile Giovanni Francesco Visci è arrivato ad affermare che “uccide più la famiglia che la mafia” (in un webinar del 23/11/2021). Si fa presto a dire e dirsi famiglia, a metter su famiglia, però quello che si è detto e fatto si vedrà solo nella vita dei figli. I genitori trascurano che la salute non è solo quella fisica ma è uno stato di benessere su cui incide ogni gesto, ogni parola e anche quello che non si fa.

La famiglia deve (o dovrebbe) comportarsi come ci si comporta in caso di terremoto: innanzitutto, metaforicamente, dovrebbe vivere in un’abitazione antisismica e conoscere le procedure di evacuazione; in caso di sisma ci si aiuta a mettersi in salvo dando priorità ai bambini o altri soggetti fragili; e, nell’eventualità di casa lesionata o crollata, si recupera quello che è possibile per ricominciare in un’altra sistemazione abitativa. La famiglia è il primo anello di “child safeguarding”, di tutela del bambino, invece sempre più spesso accade il contrario perché provoca traumi ai bambini, disastra la loro vita.

Il pedagogista Domenico Simeone precisa: “La fragilità dei legami affettivi, la mancanza di politiche sociali adeguate a favore della famiglia, la difficoltà di conciliare vita familiare e lavorativa sono sfide che ci invitano a ridare valore alla relazione e all’incontro autentico, perché la famiglia rimane […] l’ambito fondamentale “dell’umanizzazione della persona”, il luogo privilegiato della cura degli affetti e dell’educazione”. La famiglia è falda acquifera, è faro di riferimento. La falda, però, può essere inquinata e il faro può essere spento e questo, metaforicamente, significa che è soggetta all’intervento dall’esterno o che ha bisogno dell’intervento esterno.

Secondo il sociologo Francesco Belletti: “[…] fare famiglia non vuol dire solo costruire un nido d’amore in cui potersi rifugiare, ma, soprattutto, testimoniare al mondo la propria felicità personale. […] Del resto, anche Ermanno Olmi, in una scena per me indimenticabile dell’Albero degli zoccoli [1978], mostra una coppia di giovani sposi, di ritorno dal viaggio di nozze, che porta con sé un bambino orfano, che diventerà subito il loro primo figlio, fin dai primi giorni della loro nuova vita di coppia: generato e portato alla vita da loro, non in forza di un vincolo di sangue, ma grazie alla capacità di allargare da subito la loro storia d’amore a chi ne aveva bisogno. E oggi tanta parte di umanità ha nelle proprie storie e nei propri desideri un bisogno disperato di famiglie

accoglienti, capaci di accoglierli nel proprio cerchio d’amore” (in un articolo del 24/6/2022). Se si comprendesse il significato profondo e fecondo dell’amore che non si limita al pronunciare “Ti amo” ci sarebbero meno crisi personali e di coppia.

Cerchiamo di non concentrare l’intera vita familiare intorno alle richieste del bambino. È certamente importante dare ai più piccoli l’attenzione di cui hanno bisogno, ma senza dimenticarci che in famiglia ognuno ha delle esigenze e che anche i bisogni altrui vanno considerati, soprattutto se ci sono altri bambini all’interno del nucleo familiare” (un’équipe di esperti). La famiglia non è fatta solo di figli ma di fili, di legami, di relazioni che vanno curate di giorno in giorno, altrimenti scattano dinamiche perverse e incontrollabili (dal non parlarsi più al non riconoscersi più). Da notare che nel codice civile si usano espressioni significative quali “interesse della famiglia” (art. 143 comma 2), “bisogni della famiglia” (art. 143 comma 3), “esigenze della famiglia” (art. 144).

Il pedagogista Daniele Novara richiama: “Inutili le sgridate, le insistenze, i comandi, le urla… atteggiamenti che spingono i piccoli o a spaventarsi o, al contrario, a opporsi. Molto meglio essere pratici, concreti e organizzativi. Far vedere come si mettono a posto i giochi dopo che si è giocato, come si sistemano i libri nella libreria, dove si ripongono lo spazzolino da denti o l’asciugamano in bagno”. Si è passati dai padri padroni che, per esempio, si facevano togliere le scarpe ai figli tiranni serviti e riveriti. Famiglia è fare per l’altro, fare insieme, fare per amore e con amore, è gratuità, quotidianità, ferialità. Non si deve trasmettere che si fa qualcosa solo dietro compenso, solo per obbligo, che fare e darsi da fare è un peso e tutto questo passa attraverso l’esempio e anche attraverso la comunicazione non verbale. Uno dei verbi più usati in famiglia, nei riti domestici è “preparare”: preparare il corredino per il nascituro, preparare il pranzo, il caffè, lo zaino per la scuola e così via. Etimologicamente “preparare” deriva dalla radice “par” che sarebbe la stessa di “parte”, “paio”; “pari”, “parenti”, “partorire” e altre ancora: tutto ciò che caratterizza e costituisce la famiglia. La famiglia ha il compito di preparare la vita e alla vita. “[…] occorre preparare appieno il fanciullo ad avere una vita individuale nella società” (dal Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia) e “preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera” (dalla lettera d dell’art. 29 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia).

Famiglia: fuoco dell’amore, fervore nel cuore, fermento nel darsi e dare, fremiti di emozioni. Questo il senso di parentela e affinità: tutt’altro che le rimpatriate e le tavolate in certe occasioni dovute o nelle cosiddette feste comandate.

“In Africa c’è una società con la famiglia estesa. Questa estensione porta il bambino ad apprezzare la vita comunitaria. Quando i bambini si trovano insieme senza i genitori e anche per molto tempo, c’è una filosofia di gruppo che li sostiene soprattutto quando trovano possibilità di giocare, di cantare e di mangiare” (cit.). Se si acquisisse la consapevolezza che l’educazione è compito

comunitario e avviene a livello comunitario perché ogni relazione è educativa, si eviterebbero deleghe educative, contese tra genitori/educatori e si potrebbero prevenire conflitti e atteggiamenti asociali o antisociali dei giovani. Quella comunità che è richiamata tre volte nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (Preambolo, art. 5 e art. 23).

La parola “famiglia” contiene “maglia”: la famiglia sia maglia che avvolge e non maglio che colpisce. Famiglia: fatica nel quotidiano (fatica nell’affrontare le situazioni, nel custodire le relazioni), fantasia nell’andare avanti (nelle soluzioni, nelle emozioni). La famiglia è, nel bene e nel male, tessuto di affetti e memorie e, pertanto, può subire strappi e usura del tempo e ha bisogno di ricuciture, “toppe” o altro rimedio.

L’altro: accorgersi, accostarsi, accomodarsi nel suo cuore, accollarsi i suoi pesi, allontanarsi insieme in volo in cieli più sereni. È questo uno degli aspetti del dovere di assistenza in famiglia ai sensi degli artt. 143 comma 2, 147 e 315 bis comma 1 cod. civ.. La famiglia nasce dall’incontro con l’altro, è la culla dell’altro da sé.